Liguria, preoccupazione per arresti di Testimoni di Geova in Russia

LA FEDERAZIONE RUSSA INCRIMINA I TESTIMONI DI GEOVA PER ESTREMISMO

È crescente l’attenzione e la preoccupazione della comunità russa presente in Liguria, che comprende più di 1750 persone, riguardo le notizie che concernono la Russia.

Una mancata osservanza in patria dei diritti fondamentali dell’uomo di libertà religiosa, di riunione e associazione, mancata osservanza riconosciuta a livello internazionale, sta investendo e ledendo sensibilmente la libertà di alcuni loro parenti e amici. Altresì li sta incriminando.

Alcuni esempi? Rima è nata nel 1930. Docente di matematica e fisica in pensione, ha ricevuto importanti riconoscimenti accademici. Il 12 dicembre 2019, a 89 anni, è stata incriminata per estremismo.

Feliks ha 36 anni, è parrucchiere professionale ed è sposato con Eugene. Nel settembre 2019 è stato condannato a tre anni di carcere per estremismo.

Darya è una studentessa di 20 anni che ama lo sport, le lingue straniere e la musica. Dal 30 maggio 2019 è sospettata di essere una pericolosa estremista.

Anche Venera, la madre invalida di Darya, è stata incriminata per estremismo. Dennis ha 48 anni ed è un cittadino danese. Il 6 febbraio 2019 è stato condannato a sei anni di carcere per estremismo.

Tutte le persone menzionate sopra vivono nella Federazione Russa, ma nessuna di loro ha fatto qualcosa contro la legge.

Anzi, in diversi casi si sono distinte per particolari meriti in campo sociale, lavorativo e accademico.

La loro colpa? Professare una religione, che si proclama cristiana, ma invisa alla maggioranza: quella dei Testimoni di Geova. “Componenti della Chiesa Ortodossa Russa e governo si sono uniti […] per eliminare tutto ciò che viene percepito come rivale”, ha commentato Jim Beckford, membro della British Academy.

Servendosi di una controversa legge del 2016 che permette di bollare come “estremista” tutto ciò che contraddice gli insegnamenti delle religioni tradizionali, il 20 aprile 2017 la Corte Suprema russa ha sciolto l’ente giuridico della minoranza religiosa.

E così una comunità pacifica composta da centinaia di migliaia di persone è finita per essere considerata indesiderata e addirittura pericolosa. Da allora i fedeli sono stati fatti oggetto di persecuzione “legalizzata” che non fa differenza fra giovani, anziani, uomini, donne, persone sane, disabili, operai, professionisti, cittadini russi o stranieri.

Molti fedeli hanno perso il posto di lavoro, la pensione, non possono più accedere al conto bancario e nemmeno avere una carta Sim o una polizza assicurativa. Le loro case sono state perquisite da gruppi di agenti armati e incappucciati. E diversi sarebbero stati picchiati e torturati.

Come Feliks Machammadiev, che il 6 febbraio nella colonia penale di Orenburg sarebbe stato percosso selvaggiamente da guardie munite di manganelli.

Ha riportato la frattura di una costola, una perforazione polmonare e un trauma renale, ma l’ambulanza sarebbe stata chiamata solo quando Feliks ha deciso di firmare un documento in cui affermava di essere “scivolato e caduto in bagno”.

O come Vadim Kucenko, che il 10 febbraio nella città russa di Cita sarebbe stato ammanettato, incappucciato e portato in un bosco, dove gli agenti l’avrebbero picchiato, soffocato ripetutamente e sottoposto a scariche elettriche sul ventre e la gamba.

Al 14 febbraio scorso, i fedeli sotto processo per estremismo erano 333, i detenuti 163 e le case perquisite 866. Almeno 200 persone, uomini e donne tra i 18 e gli 89 anni, erano state inserite nell’elenco dei presunti estremisti/terroristi.

Queste persone rischiano fino a 10 anni di carcere: dieci anni per aver partecipato a un incontro di preghiera e di studio del Vangelo.

Come per la comunità della Liguria, anche in Russia, molti familiari delle vittime che appartengono alle fedi di maggioranza si dicono scioccati per quanto accade ai loro cari.

La persecuzione religiosa nel loro caso divide intere famiglie e in molti casi priva cittadini innocenti dei mezzi di sussistenza. Non mancano infatti casi di padri di famiglia rinchiusi nelle carceri.

La comunità internazionale condanna da tempo il trattamento subito dai Testimoni di Geova in Russia.

Lo hanno denunciato l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, il Comitato per i Diritti Umani dell’Onu, l’Ue e gli Stati Uniti. Il 9 gennaio Rachel Denber, vicedirettrice di Human Rights Watch per l’Europa e l’Asia centrale, ha affermato che “non c’è nulla di nemmeno lontanamente giustificabile in tutto questo”.

La comunità di fedeli perseguitata in Russia, i Testimoni di Geova, è la stessa che per il suo pacifismo, fu perseguitata sotto il nazismo e il comunismo, la stessa che nei campi di concentramento nazisti era identificata dal triangolo viola.

A oggi è l’unica comunità religiosa in Russia a cui sia stata applicata la legge del 2016 contro l’estremismo.

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